Ricordi Natalizi
- cucinacoronavirus

- 1 feb 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Oggi cosi spero domani i colleghi gradiscano.
Molti natali della mia vita li passai con nonni e prozii.
Vivevamo tutti in una grande casa.
La notte di natale, ci pensavo giusto questo anno che sono rimasta in val padana, era tradizione andare fuori nell'astraco, una sorta di tetto, dove era stata imbastita una casina preposta alla frittura. In un profonda pentola venivano fatti friggere gli sfingi un impasto fatto da riso bollito, patate bollite, poca farina tutto passato nel passaverdure con del lievito. Con il cucchiaio, con maestrìa la mia prozia faceva cadere le palline che subito salivano a galla e venivano condite con zucchero grosso e cannella appena macinata. Nello stesso tempo si faceva la pizza rianata. Una pizza alta tipica della mia zona. La mia prozia metteva nel lavabo in pietra una grande scodella e impastava von un movimento rotatorio. Contemporaneamente cuoceva la ghiotta di baccalà. In un grande pentola si soffriggeva tanto porro, broccoli a pezzi, poca acqua, patate, e verso la fine si aggiungeva baccalà per tre gg tenuto nella bagnina (ciotola) pinoli e uvetta. Tutti gli ingredienti messi ad arte ed ognuno manteneva la sua giusta consistenza. Mio padre morì che avevamo 16 anni io e 12 mio fratello. Proprio per natale. Eppure mai mancarono le tradizioni. Mia nonna e la mia prozia continuarono a regalarci la pecorella di pasta di mandorle la Pasqua successiva e via discorrendo. Fino che sono rimasta con loro per i morti li costringevo ad aiutarmi a fare i dolci di fichi.
Adesso siamo in due in quel della Padania causa covid e questo anno è stato l inizio di questa tradizione che come vedete non ha la precisione del pasticcere a dieta e intollerante che mi ha abbandonata con la sac a poche, convinto che farò una brutta cosa portarli a lavoro. E nella terra natia mio fratello con mia madre chiede almeno una porzione della ghiotta di baccalà della nonna. Nonni intesi come tutti coloro che ci hanno cresciuti.
Questo anno manca anche a me. Perso il biglietto aereo, dimenticate le tradizioni, con una umidità che se entra il baccalà se ne scappano i condomini, con un fatica che dovrei fare solo per me e che non ho affrontato.
Ripropongo per la prima volta che tirerà il vento. Immaginate dopo cena a natale tutti messa. Al sud. Con pellicce nella naftalina, odore di fritto e cannella e baccalà. Capelli freschi di piega. Ed io che correvo a farmi la doccia e non mi godevo appieno quello che ora mi manca come l'aria. Il tempo, l'attesa, la noia, la briscola con mio nonno, i solitari.
Non so se saranno o meno graditi. Ma quello che resta a me è il piacere di condividere gratis ciò che amo, le tradizioni. Pezzi di me che secondo il mio compagno regalo senza troppo ragione. Ma il cuore una ragione ce l ha? Mia nonna era povera ma sempre ebbe qualcosa da dare, 100 lire alla vicina che aspettava un bimbo, del pane chi non lo aveva. Questo il grande cuore nobile della Sicilia. Perché nelle strade, nei cortili si andava a cuocere il pane e i biscotti nei forni del panettiere e si ballava anche durante la guerra. Si prestava senza usura. Ci si ospitava. Questo mi tengo. Della Sicilia e di altre zone che decadono non voglio sapere altro. Io non sono la mafia. L'ho subita forse per essere dovuta partire. Ma la nobiltà di cuore anche se sa di fritto me la porto para para dietro. Avevo una laurea. Ma non ho mai avuto quella grande accettazione di nonna Agata che in 6 mesi perse prima il marito e poi il figliolo 48enne. Ecco vado per i 48 anche io. E chapeau nonna. invito a provare la ghiotta con l accortezza di farlo con chi amate perché l alito è per amanti




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