Ricordi d'infanzia
- cucinacoronavirus

- 13 apr 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Io e Fabrizia Cheffina Brenci giocavamo insieme da bambine, i nostri genitori erano amici e quindi ogni tanto andavamo da loro ad Acquapendente. Da loro c’era sempre da divertirsi da pazzi. Le nostre famiglie erano simili, noi in 8 loro in 6, i nostri genitori grandi appassionati del loro lavoro, noi figli cresciuti da soli facendo esperienze di ogni genere. Mi sentivo bene da loro perché eravamo simili, non c’era bisogno di spiegare nulla, come succedeva da altri, loro come noi, una gran confusione sempre. L’unica “diversità” riguardava la cucina. Mady cucinava. Cucinava “cose” straordinarie, mai mangiate prima. Ricordo polenta e salsicce spalmate sul grandissimo tagliere...
Mia madre non cucinava, sì preparava la pasta, le patate, la fettina in padella e le verdure. Punto.
Le mie nonne non cucinavano, una lontana in Austria e l’altra a Roma, ma come dicevo, non appassionate. Avevamo la domestica che ci metteva sbrigativamente il piatto in tavola, in cucina, lei stirava sullo stesso tavolo diviso a metà, su un mollettone e quindi si sentiva al “profumo” del ferro da stiro sui panni e non il profumo del cibo. Non potevamo bere l’acqua finché non avevamo finito, perché, diceva, “l’acqua gonfia e poi non mangi”. Quindi per me il cibo era una cosa che serviva a vivere, a crescere, null’altro, direi un momento fastidioso come un obbligo. Papà non c’era mai. Mangiavamo a pranzo con la domestica e a cena tra noi fratelli. Con mamma e papà solo la domenica a pranzo. Quei pranzi della domenica non li ricordo per il buon cibo preparato (anche perché spesso era pollo e patate della rosticceria) ma solo per le pastarelle che portavano i nonni. Rarissimamente, quando c’erano ospiti, persone importanti o avvenimenti straordinari da festeggiare, mia madre tirava fuori un quadernino scritto a mano, che apparteneva alla sua mamma, e altri libri di ricette e cominciava lunghe preparazioni. Ma non eravamo noi i destinatari del “piatto” quindi era solo strano vedere mamma in cucina. Dal quadernino però è uscita fuori la ricetta segreta della Sachertorte, che ho avuto modo di copiare e stampare nella mia mente. Questa torta straordinaria l’ho fatta poi, una volta sposata, tante volte. Negli anni sono diventata espertissima. Papà, che non è certo uno che fa complimenti , dice che è la migliore in assoluto.
Mi sono sposata presto a 24 anni e poi sono subito arrivate tre figlie e così piano piano ho cominciato a capire che mi piaceva stare in cucina, che il cibo poteva essere anche altro. Grazie anche a mio marito che, al contrario di me, era un grande esperto in cucina.
E arrivo al punto, qualche settimana fa mia madre mi ha regalato un libro di cucina che apparteneva alla sua nonna. È probabile che si sia accorta che ho un debole per le preparazioni. Sono molto orgogliosa di questo dono, il libro è li che mi guarda e mi aspetta. Chissà se in questi giorni non trovi l’ispirazione per provare qualche ricetta.
E quindi in questo gruppo sono un po’ un outsider, senza passato culinario importante, tuttavia sono felice, mi piace molto leggere le vostre meravigliose storie e ricette così diverse dalla mia.
Un saluto a tutti.




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