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La Carbonara "mancata" di zio Peppe

  • Immagine del redattore: cucinacoronavirus
    cucinacoronavirus
  • 25 gen 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

La cucina al tempo del coronavirus. Vi racconto quello che succede in questa casa umbra immersa nel verde. L’età dei miei avanza e con le nuove disposizioni il bar è chiuso, il circolo è chiuso ed il manicomio è aperto. Mettetevi nei miei panni anche se vesto a cipolla (confettura a parte) che vedo tutti i giorni la solita scena. Mio zio Peppe che mi chiede ricette e mi espone i suoi abbinamenti bizzarri in cucina. Mia madre che non vuole cucinare perché si deprime davanti ad una padella sospirando: “e adesso che faccio?”. Perciò lo zio infervorato cucina e lo fa anche per un signore di 88 anni che vive da solo e col quale si confida e gioca a carte. Siamo dove c’è il camino, quello che fa compagnia anche se scalda se stai proprio lì davanti. Oltre i due metri il suo calore si diffonde nell’aere su su e i piedi diventano di marmo. Ci devono rifornire di gas e allora il riscaldamento lo usiamo col contagocce. Ecco la scena, io col cappotto, cappello, borsa acqua calda che manco tutte le palmire novantenni usano. Per la cena non controlliamo se fuori nevica o piove basta che il maltempo giunga in casa. Mio zio vuole fare la carbonara ma ahimè mancano le uova. Allora fa rosolate il baffo croccante, poi inizia a grattare la buccia di tre arance che ripone in un piatto. “Sai cocca, sta ricetta l’ho vista su giallo Paperano o peperone non ricordo! Ora loro ci mettevano anche la panna!” “No no zio, continua senza panna che il baffo/guanciale si merita una fine migliore”. Mia madre anche lei con la vestaglia e berretto gli gira intorno più schifata che incuriosita. Zio ci spiega che il vino rosso riscalda, ovviamente il suo! Io me devo riscaldare e ne prendo un bel bicchierozzo.

Lui veloce, attento chirurgico gira la pasta, ripete che deve essere al dente e che va rifinita in padella affinché prenda tutto il condimento. La mater chef però incalza: “non la fa cruda che non c’ho i denti e poi non la digerisco!” Ma zio Peppe risponde a tono:” guarda che al dente si digerisce meglio poi se le dente non ce l’hai ci pensa la pasta. Mi dirai dopo che la pasta è speciale. Adesso bevi un bicchiere de vino rosso così stai calda e zitta!”

È il tempo di “cavare” la pasta e lui con maestria usando le pinze le ripassa in padella con un pochino di acqua di cottura. Completa la cottura in padella aggiungendo pecorino e creando una cremina densa degna di nota. “Zio, allora hai fatto una gricia su per giù?”. “No è una carbonara mancata ma ecco che ci metto la buccia di arancia e vedrai che esce fuori!”. “Si però poca scorza di arance please, almeno per me perché vedendo il piatto credo tu abbia esagerato!”. “Bevete il vino che vi scaldate!” Sono al terzo rosso, avverto il mio riscaldamento autonomo partire mentre mia madre ha già tolto la vestaglia e si sventola con un giornale “è troppo caldo, dovremmo aprire un po’ la finestra”. Eh no, già ceno col cappotto, mi riscaldo col vino, ho una fame da lupi e la finestra non si apre. Iniziamo a mangiare la pasta, spaghetti di gragnano trafilati al bronzo (zio ci tiene). Poi quando mi fa la porzione non si regola. È buona! Sto Giallo Paperano gli insegna cose buone! Mio zio si auto complimenta con frasi “senti come Lega bene poi con questo tocco di buccia è la morte sua! La mia rsa è differente. Poco dopo è arrivato l’ottantotenne richiamato all’assaggio. Anche lui si complimenta “eh si Giusè, Lega bene talmente bene che col vino Lega meglio!” 600 gr di pasta sterminati.... mia madre a parte la reazione del vino con le caldane ha ribadito:”la pasta speciale davvero ma ora se andiamo a dormire chi ci lega nel letto?” “Rosà se aspetti facciamo aglio, olio e peperoncino!” Ecco le nostre uscite a cena fuori.... nella stessa casa, col capotto, giubbotto e cappello.


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