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Il Bar Ferri a Canepina (VT)

  • Immagine del redattore: cucinacoronavirus
    cucinacoronavirus
  • 15 gen 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Oggi vi propongo uno scritto (mio) di parecchi anni fa in cui raccontavo di uno dei miei posti del cuore... in foto il “fieno Canepinese” che ho gustato anche oggi per festeggiare il mio compleanno di ieri. La mia “madeleine”. Condivido con voi questo ricordo che resterà sempre e per sempre nel mio cuore. Questo è un luogo in cui torno ogni volta che ne ho la possibilità, e succede sempre più di rado purtroppo...

La prima volta che sono stato in questo posto avevo più o meno 9 mesi di vita…già da prima che nascessi mio nonno intratteneva cordiali rapporti coi proprietari di questo Bar di paese, rapporti nati dalla conoscenza col fratello della sora Venerina, che era portinaio del condominio in via delle milizie dove mio nonno era amministratore. L’idea di cominciare a far mangiare la gente per davvero è stata proprio di mio nonno che, da buonissima forchetta qual’era (buon sangue non mente) suggerì alla sora Venerina ed al sor Elio (suo marito) di sfruttare la sua bravura in cucina.

Cominciarono così a proporre ai vari camionisti di passaggio, non più i soliti panini farciti, bensì l’ottimo “fieno” (pasta all’uovo sottilissima) fatto rigorosamente a mano dalla signora in questione. All’epoca il locale era proprio piccolo, la maggior parte del retrobottega era occupato dall’ampia cantina dal quale si cavava il buon vino casereccio servito nei classici quartini, mezzi e litri di vetro da osteria.

La cucina si trovava al piano superiore dove gli “ospiti-clienti” di riguardo mangiavano in una saletta alla quale si accedeva attraverso una scala a chiocciola di metallo molto stretta. Io ricordo di averci mangiato una sola volta lassù, le innumerevoli volte seguenti si mangiava al piano “terra” (quello al livello stradale). La volta della “grotta” venne imbiancata e l’ambiente reso più accogliente.

Il locale cominciò a prendere un po’ spazio alla cantina e delle panche di legno con delle tavolate molto lunghe comparvero per accogliere gli avventori.

Ricordo che da bambino (in estate) spesso venivamo a riempire queste tavolate lunghissime con mio nonno a capotavola e tutti i figli, le nuore,i generi, i nipoti ad animare questa osteria che per tanto tempo ci ha servito le sue bontà, che scendevano precedute dall’inconfondibile odorino di quel sugo (ancora oggi è sempre quello) dalla scala a chiocciola come una manna scende dal cielo…

Col passare degli anni il locale è stato “migliorato” sempre di più, la cucina è scesa a prendere definitivamente il posto dell’ultimo spicchio di cantina, la scala a chiocciola è scomparsa… Mio nonno è morto (ironia della sorte) diabetico ma forse felice di aver sempre ignorato la dieta, anche Elio e Venerina molti anni dopo “se so corsi appresso” l’uno a distanza dell’altra di 8 mesi.

Rimangono i due figli e le rispettive due famiglie ad accogliere gli avventori, e ci hanno accolti anche ieri in occasione del compleanno di mia madre. Dopo tanti anni è stato come un deja-vù proustiano, una “ricerca del tempo perduto” che mi ha fatto tornare bambino per il tempo di un piatto di fieno e di ceciliani (maccheroni ai ferri: pasta lunga di acqua e farina fatta a mano “infilzata” dai ferri da calza).

Per i secondi la scelta si è ampliata e non ci sono più le lombatine di vitella, le bistecche o il pollo alla diavola cotte direttamente nel caminetto che ancora fa bella mostra di sé nella parte anteriore del locale (quella del bar gelateria per capirci), ma hanno perso tutto il loro fascino ed il loro sapore si è spento insieme al fuoco di quel camino….

Il viaggio alla ricerca del tempo perduto è durato poco, il tempo di quel primo fatto proprio come la sora Venerina sapeva fare, e mangiato con il gusto e col “barbozzo” unto di mio nonno….

p.s.: Oggi il locale è ben gestito dalla terza generazione, la nipote di Venerina ed Elio: Annarita che saluto e ringrazio per l'impegno e la dedizione che mette in questo luogo in cui è nata e cresciuta senza mai abbandonarlo!



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