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I Purceddhruzzi

  • Immagine del redattore: cucinacoronavirus
    cucinacoronavirus
  • 4 gen 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Ammettiamolo: la cucina può essere un pacifico rifugio dalle intemperie della vita, ma può diventare un antro infernale se si è costretti a condividerla con una madre possessiva e cuciniera. Ora, non voglio dire che la mia sia proprio così, sia chiaro. Tuttavia mi corre l'obbligo di dire che nella SUA cucina abbiamo spesso litigato a morte, soprattutto durante le feste, strillando come galline fra gli sguardi di (mal)sopportazione dei rispettivi coniugi. Lei, la Madre, cucina benissimo e ama farlo; quello che sopporta meno sono le critiche, i paragoni, insomma, qualunque accenno che possa ledere la sua indiscussa e indiscutibile predominanza cuciniera.

Ma torniamo alle festività benedette, durante le quali sulle decine di botte calor... volevo dire, di dolciumi prodotti dalla Suddetta, regnano incontrastati i purceddhruzzi. Sì, sembrano struffoli, in realtà sono una riuscita sintesi fra l'ambrosia celeste e una droga pesante: tu li guardi e giuri che non ne mangerai, no, questa volta non cederai. L'attimo dopo ti ritrovi a leccarti goduriosamente le dita appiccicose, trattenendo a stento il desiderio di azzannare anche il piatto da portata. Comunque sia, mia Madre è campionessa galattica di purceddhruzzi, ed era tradizione tra lei e le sue sorelle scambiarsi un piatto di questi dolci per vedere chi li facesse più buoni. In realtà era un modo per affermare perfidamente la propria supremazia, mentre noi (figlie, generi e nipoti) assaggiavamo quelli delle zie al solo fine di lodare i suoi.

Questo fino a quando la tragedia si è abbattuta su di noi. Un anno, mia Madre ha voluto usare un miele diverso dal solito con il risultato che i suoi "porcellini" erano diversi. Non cattivi, per carità! Semplicemente, il sapore del miele era troppo forte e sbilanciava il sapore. Noi abbiamo accennato alla cosa, lei ha ammesso pacificamente (leggasi fiamme agli occhi) che avevamo ragione e che non avrebbe più usato quel miele.

Intanto, tra i vari pacchetti, guantiere e cabaret giunti in regalo per le feste, troviamo un vassoietto di dolci vari, molto belli a vedersi, tra i quali spiccava un piattino di fatidici purceddhruzzi. La sera, come un branco di barracuda attratti dal sangue, abbiamo circondato il vassoio e proceduto all'assaggio anche di quegli inattesi rivali. O miracolo! O goduria! I purceddhruzzi della signora erano squisiti, profumati il giusto, dopo la prima croccantezza si scioglievano in bocca, insomma perfetti. Ma invece di mangiarli accennando un cipiglio, simulando anche un piccolo storcimento di naso, noi figlie, generi, nipoti, incauti, abbiamo espresso il nostro apprezzamento.

Il gelo artico non rende l'idea dell'espressione Materna. Ella ne ha assaggiato uno (uno!) e ha proferito un Mah, sì in forma di stalattite. La cosa è finita lì, con gli orsi polari che chiedevano una coperta di pile.

La mattina dopo ci siamo -nipoti, figlie e generi- fiondati verso il tavolo dei dolci per una sana, leggera colazione. Delle leccornie della sconosciuta signora nessuna traccia.

"Mamma, ma dov'è finito il vassoio dei dolci della signora?"

La voce serafica di Madre dalla cucina:

"Ah, niente, ho buttato tutto. Chissà come li aveva fatti!"


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